Nel solco di un culto antico |Tu bi-Shevat| Segni e Simboli |L'incenso| |La danza| |
||||
|
![]() |
|
L'incenso è una gommoresina odorosa che, bruciando, profuma l'aria, la purifica, la rende gradevole all'olfatto e, nei sacri riti, predispone lo spirito all'incontro con Dio. Questa resina preziosa è prodotta da un arbusto che cresce spontaneamente in Asia e in Africa. L'incenso sgorga sotto forma di gocce dalle incisioni che vengono praticate sulle piante che lo producono, e solidifica al contatto con l'aria. La prima secrezione della pianta non ha alcun valore e viene gettata via, la seconda è ritenuta mediocre e, soltanto la terza dà il prezioso incenso, conosciuto fin dall'antichità da popoli di lingue e culture diverse. Usato in molte e differenti occasioni, l'incenso è legato ad una ricca simbologia profana e religiosa. Alcuni popoli orientali che praticavano il culto dei morti, credevano che il fumo dell'incenso, salendo verso il cielo, guidasse le anime dei defunti nell'al di là. Presso i pagani, l'incenso veniva bruciato davanti alle immagini degli dei e davanti all'imperatore ad essi equiparato. Nei primi secoli del
cristianesimo, numerosi cristiani furono martirizzati per essersi
rifiutati di compiere questo gesto idolàtrico. In seguito, per
distinguere il culto cristiano da quello pagano, fu soppresso l'uso
dell'incenso dalla liturgia e venne ripristinato soltanto dopo l'editto
di Costantino e la fine del paganesimo. Diamo ora un rapido sguardo alla presenza dell'incenso
nella liturgia dell'Antico Testamento,
iniziando dalla narrazione biblica in cui Mosè ricevette dal Signore
l’ordine di costruire un altare speciale riservato all’incenso e
legato al culto divino.
“Farai un altare sul quale bruciare l’incenso:
lo farai di legno di acacia (...). Rivestirai d’oro puro il suo piano, i
suoi lati, i suoi corni e gli farai intorno un bordo d’oro (...). Porrai
l’altare davanti al velo che nasconde l’arca della Testimonianza, di
fronte al coperchio che è sopra la testimonianza, dove io ti darò
convegno. Aronne brucerà su di esso l’incenso aromatico: lo brucerà
ogni mattina quando riordinerà le lampade e lo brucerà anche al
tramonto, quando Aronne riempirà le lampade: incenso perenne davanti al
Signore per le vostre generazioni (...). È cosa santissima per il
Signore” (Es 30,1-10).
L’incenso, veniva posto anche sopra le
oblazioni bruciate sull’altare come memoriale: “profumo soave per il
Signore” (Cfr Lv 2).
Più tardi, nel Tempio di Gerusalemme, nella ricorrenza annuale
della grande Espiazione ( in ebraico: Yom
Kippur), il sommo sacerdote, oltrepassava il velo del Tempio ed
entrava con l’incensiere nel Santo dei Santi, per bruciarvi “due
manciate di incenso odoroso polverizzato”, allora, una nube densa e
profumata, avvolgeva ogni parte del luogo santissimo in cui era custodita
l’Arca dell’Alleanza (Cfr Lv16,12-13).
La resina profumata dell’incenso, era fra i balsami pregiati che
componevano l’olio dell’unzione sacra, usato per la consacrazione del
santuario, del Sommo Sacerdote Aronne e dei suoi figli (Cfr Es 30,22ss).
In Israele, si incensavano le persone, gli oggetti, e i luoghi
riservati al culto del Dio Unico. Tutti coloro che partecipavano al culto
divino, erano invitati ad effondere un soave profumo spirituale:
“Ascoltate, figli santi...Come incenso spandete un buon profumo” (Sir
39,13-14). All'inizio del Vangelo di Luca, troviamo una figura
straordinaria: il Sacerdote Zaccaria.
Egli sta tra l’Antico e il Nuovo Testamento ed ha un ruolo molto
importante nella storia della salvezza. Questo sacerdote dell’Antica
Alleanza, ha ricevuto un annuncio speciale da parte di Dio mentre
“officiava davanti al Signore nel turno della sua classe”. Zaccaria si
trovava nel Santo (l’ambiente del Tempio di Gerusalemme che precedeva il
Santo dei Santi) per “fare l’offerta dell’incenso. Tutta
l’assemblea del popolo pregava fuori nell’ora dell’incenso. Allora
gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare
dell’incenso” (Lc 1,9-11). Era l’angelo
Gabriele che recava al vecchio sacerdote l’annuncio della nascita di
Giovanni Battista. Il luogo, l’ora e il compito sacerdotale che Zaccaria
si apprestava a svolgere, situano l’annuncio della nascita del Battista
in un clima sacro di
preghiera e di offerta spirituale.
L’incenso, legato al culto
degli Israeliti, sarà più tardi presente, con la sua ricca valenza
simbolica, anche nella liturgia cristiana, soprattutto nella Chiesa di
oriente.
Nel Vangelo di Matteo, viene descritto l’omaggio fatto a Gesù da
alcuni personaggi misteriosi: i Magi. Costoro, giungendo dalle lontane
terre di oriente per incontrare il “re dei Giudei”, gli offrono in
dono, con l’oro e la mirra, anche l’odoroso incenso, custodito in
scrigni preziosi ( Cfr Mt 2,11). Nel
IV secolo dell’Era cristiana, la famosa pellegrina Egeria, così
descriveva una liturgia svoltasi nel Santo Sepolcro di Gerusalemme:
“Quando si sono cantati questi tre salmi e fatte queste tre orazioni,
ecco che vengono portati dei turiboli all’interno della grotta dell’Anastasi,
perché tutta la basilica dell’Anastasi si riempia di profumi”.[1]
La solenne incensazione della grotta sacra in cui Cristo è
risorto, precedeva la lettura, da parte del vescovo, del Vangelo della
risurrezione. L’uso dell’incenso nel Santo Sepolcro, ripropone
l’immagine delle donne che portarono oli aromatici per imbalsamare il
corpo del Signore e trovarono invece l’angelo che ne annunciava la
gloriosa risurrezione (Cfr Mc 1,6).
Secondo San Paolo, tutti i cristiani, con la loro testimonianza di
fede, spandono nel mondo il profumo di Cristo che si è offerto al Padre
“in sacrificio di soave odore”(Cfr 2Cor 2,14-16; Ef 5,2).
Nella Gerusalemme celeste, Giovanni vide rappresentato in modo
straordinario il rituale a lui noto del Tempio di Gerusalemme, con
l’offerta odorosa e incruenta dell’incenso, simbolo della preghiera
adorante di tutti i redenti.
“Poi venne un altro angelo e si fermò
all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti
profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi
bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono. E dalla mano
dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le
preghiere dei santi” (Ap 8,3-4).
“L’uso dell’incenso è facoltativo in qualsiasi forma di
Messa. Si può usare l’incenso:
Incensare
muovendo il turibolo in forma di croce, rievoca la morte in croce del
Signore; mentre l’incensazione circolare, significa che i doni e le
offerte sono stati circoscritti, riservati cioè al culto divino. Pur
essendo facoltativo, l’uso dell’incenso dona solennità alle
celebrazioni liturgiche e crea un clima di sacra riverenza. |
|
[1] Cfr. Egeria, Diario di Viaggio, 24,10 - Ed. Paoline [*] Sussidio
di Formazione e Spiritualità Liturgica - Diocesi di Roma |
||||